I pericoli insiti sul web per i bambini sono molti, in modo particolare quelli che ruotano intorno al mondo della pornografia in generale, ma non solo.

Per tutelare la sicurezza dei minorenni, OpenDNS ha reso disponibile due server DNS:

  • 208.67.222.123
  • 208.67.220.123

che forniscono un discreto filtro verso i siti web con contenuti di natura pornografica, senza l’installazione di nessun software, basta inserire gli indirizzi dei server DNS nella finestra di configurazione del proprio network al posto di quelli preconfigurati sul router dal nostro ISP (Internet ServiceProvider) e la protezione è attivata, naturalmente con alcune limitazioni.

Gli indirizzi dei server DNS possono essere inseriti su ogni singolo PC o direttamente nel Router.

Schermata 07-2455772 alle 17.11.50.png

 

Per un controllo più spinto, la registrazione a OpenDNS consente di personalizzare il livello di protezione:

 

Schermata 07-2455772 alle 17.25.56.png

 

mandriva.jpeg

Volendo installare una distro LINUX per il mio Eee PC 900 ho deciso di provare Mandriva Linux One 2009. La scelta è stata influenzata da una recensione letta su LINUXPRO, dedicata al subnotebook di Asus, nella quale veniva esaltata la piena compatibilità della versione Spring 2008 con l’hardware dell’Eee PC ed in particolare , con la scheda wi-fi.

Non disponendo di un lettore DVD/CD esterno ho optato per l’installazione tramite una chiave USB da 1 GB, sebbene l’articolo sconsigliava tale scelta in quanto, cito testualmente: “l‘operazione si rileva complessa e richiede parecchio lavoro con fdisk“.

In pratica l’installazione richiede più tempo per scaricare i programmi che non per eseguirla:

1) Formattate la chiavetta in FAT 32 (a voi la scelta del programma ma di solito è consigliato questo HP USB format tools) e rinominatela “MANDRIVA”.

2) Scaricate il Kit_mdv2009.

3) Una volta estratto copiate i files e le cartelle sulla chiavetta.

4) Scaricate la versione di  Mandriva che più vi aggrada, io ho scelto KDE 4.

5) Una volta estratta l’immagine inserite il contenuto della cartella “loopbacks” nell’omonima cartella sulla penna.

6) Spegnete e riavviate il computer tenendo il tasto esc premuto e selezionate come boot device: USB.

Una volta installato il tutto, la scheda wi-fi viene riconosciuta immediatamente.

Se la distro è di vostro gradimento, per installare Mandriva in modo permanente basta cliccare  su “Live install”

Problemi: la versione KDE crea un crash: “plasma workspace crash signal 6″ . Alcuni, imputanto il problema ad un Widget, pertanto la soluzione consigliata è di:

1) disabilitare tutti i Widgets;

2) rimuovere il pannello;

3) aggiungere un nuovo pannello

4) personalizzarlo con Widgets preferiti.

Tale soluzione, eseguita subito dopo l’avvio (senza chiudere nessuna finestra) sembrerebbe aver risolto il problema del crash.

Attualmente sto scaricando la versione Mandriva Linux Free 2009 (4,3 GB contro i 700 Mb della One 2009) e la versione gnome. Se non mi soddisfano passo ad UBUNTU 8.10

 

my ip

pc900.jpeg

 

 

Meno di 1 kg di peso (0,99 per la precisione), 12 Gb ripartiti in 2 hard disk SSD (4Gb per il sistema operativo e 8Gb per l’utente, disponibili effettivamente qualcosa meno di 8 Gb ), 1 Gb di RAM, web cam da 1.3 Mpixel, 3 porte USB 2.0, scheda ethernet, wifi, bluetooh, schemo 8,9”.

Il sistema operativo, Windows Home SP2, gira su un processore Intel Celeron a 900 Mhz, il tutto è accompagnato da varie suite di programmi tra le quali StarOffice 8 ed il pacchetto Windows Live, come programmi aggiuntivi ho solo installato AVG Free 8.0 .

Il notebook appare subito “user friendly”, esteticamente elegante, la tastiera ben dimensionata e lo schermo, nonostante i sui 8,9”, ha una buona risoluzione (1024*600 di default).

La batteria da 5800 mA consente un’autonomia di poco inferiore alle 2 ore (ottimizzando la luminosità e le prestazioni).

Per concludere il giudizio è nel complesso buono, il funzionamento del sistema operativo è lineare ed abbastanza veloce (per un 900Mhz), comunque è anche disponibile la versione Linux meno golosa di risorse. 

 

 

 

 

Immagine 2.png

Google ha appena rilasciato la versione beta del suo nuovo Browser “Crome”. L’applicazione, attualmente disponibile solo per gli utenti windows, si può scaricare all’indirizzo www.google.com/crome.

Il browser è leggero sia esteticamente che come consumo di memoria, nel dettaglio il consumo di ram:

con una sola scheda aperta:

Firefox 54 MB

IE6 27 MB

Crome 7 MB

con due schede aperte:

Firefox 67 Mb

Crome 17 MB

Crome 7 MB

il Task Manager mette in evidenza che, ad ogni nuova finestra aperta su Crome, si avvia un nuovo processo, avete capito bene, come sul Mac, ogni processo avviato su Crome è indipendente degli altri.

Infine la modalità “incognito” (l’equivalente della “navigazione privata” su Safari) vi consente di navigare senza lasciare traccia, sul computer, del vostro passaggio.

Il punto debole del macbook è certamente l’Uppercase difatti, a causa di un difetto di progettazione, le alette distanziatrici del monitor fanno forza sulla parte superiore della tastiera danneggiandola.

La mia tastiera danneggiata è stata sostituita in garanzia, senza alcun problema, dall’assistenza Apple per rompersi nuovamente a distanza di tre giorni!!!!!!

Soluzioni:

- La prima è certamente la più economica: applicare due commini trasparenti agli angoli del monitor, esteticamente accettabile e l’effetto conservativo sull’uppercase è assicurato.

- La seconda è di comprare una protezione per la tastiera, tra tutte ho scelto “palmguard” della Moshi acquistabile su www.aevoe.com:

vantaggi:

- costo contenuto : 20$ (+ 13,90 $ di spedizione);

- il prodotto, spedito dalla California, arriva in tre giorni e, dato l’importo, non si paga la dogana;

- l’effetto estetico è garantito:

 

palmg 1.png

 

- l’installazione è  semplice ed a prova di errori:

 

palmg 2.png

Immagine 5.png

Non accettando la scelta di Telecom di impormi i DNS che dirottano su Virgilio Autoserch (vedi articolo), ho deciso di passare definitivamente ai DNS di OpenDNS:

208.67.222.222 e 208.67.220.220

l’impostazione è facile e guidata per ogni tipo di piattaforma:

im 2.png

I vantaggi sono tanti:

1) Maggior velocità

2) Correzione automatica degli errori nella digitazione dell’URL

3) Filtro anti-phishing

Ho voluto testare la velocità della mia connessione ADSL utilizzando prima i DNS del mio solito provider (DNS in automatico) e poi quelli di OpenDNS.

Per il test ho utilizzato Speedtest.net , a mio giudizio il più preciso.

Ecco i risultati:

DNS di Telecom Italia

Immagine 4.png

DNS di  OpenDNS

Immagine 2.png

Ho ripetuto il test 3 volte, lascio a voi i commenti.

P.s. Qualcuno parla di recenti filtri applicati da Telecom sugli altri DNS, ma per adesso, almeno a me, funziona tutto egregiamente.

images.jpeg
Questo Link vi porta alla video recensione che il giornalista Porro ha fatto sull’Iphone 3G, a voi i commenti! Io personalmente non ho finito di guardare il video, se volete maggiori e più chiare informazioni vi consiglio, anche se di parte,  di visitare il sito della Apple.


bootcamp 1.png

Oggi ho perso ore ed ore per installare Windows  XP SP2 su un MacBook.

I primi tentativi falliti sono stati causati da Boot Camp (versione 2) che, in fase di creazione/inizializzazione della partizione dedicata a Win, si è bloccato.  Naturalmente questo  ha causato la perdita della porzione di Hard Disk interessata, circa 30 GB e problemi in fase di avvio del Mac (tasto ALT premuto o niente!).

Una volta riuscito a recuperare la mia fetta di HD, ho proceduto con l’installazione  commettendo però lo stesso errore dell’anno scorso.

Ricordo che la partizione, prima di essere disponibile deve essere formattata, si consiglia:

* inferiore a 30 GB con Fat 32,
* superiore a 30 GB NTFS,

la differenza sostanziale, oltre i dettagli tecnici, è che la formattazione FAT è modificabile dal lato MAC e pertanto vi consente di leggere/scrivere sull’HD WIN, inoltre 30 GB (anche meno) sono più che sufficienti per gestire le poche ed irrinunciabili applicazioni di Win che ci servono.

Inserito il CD di Win, il MAC si riavvia  e l’installazione richiede, oltre al tipo di partizione desiderata, se vogliamo lasciare intatto il file system corrente (nessuna modifica). Ingenuamente scelgo quest’ultima, anche perché sembrerebbe quella consigliata, l’installazione riparte, copia i file sull’HD ed al termine riavvia.

Ecco la sorpresa al riavvio, schermo nero e l’inquietante messaggio:

Errore disco

A questo punto ricomincio l’installazione, perdendomi di nuovo nel finale (lascio intatto system).

Al terzo tentativo e con un pò di buon senso decido di formattare in FAT 32 e, come per magia, tutto va a buon fine.

bootcamp.png

A risultato conseguito, navigando sul supporto della Apple, mi sono accorto che la corretta procedura era già indicata (link), bastava solo, prima di iniziare, informarsi meglio.

 

carica.jpg 

 

Grazie ai nostri gioiellini tecnologici (notebook, palmari e cellulari) ci sentiamo spesso potenti ed importanti, sempre pronti ad essere connessi ed a sfoggiare  diplay luminosi da 64 milioni di colori. Ma tutto ciò che è bello prima o poi finisce, come la carica delle nostre batterie.

Per questo volevo segnalarvi  il carica batterie solare delle foto (cod. SEPP) che ormai utilizzo già da diversi anni. Il carica batterie sfrutta  due pannelli fotovoltaici al silicio policristallino che generano una potenza totale di ben 2,2 W.  L’uscita dal carica batterie è del tipo USB stabillizzata a 5V che, grazie ad una moltitudine di connettori, riesce ad alimentare e ricaricare la maggior parte dei cellulari.

Il pregio di questo modello risiede nella batteria interna da 3,6V 3600 mA che, fungendo da accumulatore, fornisce sempre una riserva supplementare di corrente per varie ore (sempre 5V out).

 

carica-1.jpg 

 

I pannelli sono talmente sensibili che anche la luce diretta di una lampadina o di un LED ad alta luminosità è sufficiente per il suo funzionamento.

 

 

In dotazione:- 1 batteria ricaricabile 3,6V- 3600 mAh – Ioni di Litio- 4 cavetti di collegamento per le principali marche di telefonini- Uscita USB Caratteristiche tecniche:- Peso: 150g- Dimensioni: 100 x 75 x 25 mm- Tensione d’uscita: 5 V su porta USB- Corrente erogata: fino a 500 mA- N.2 pannelli fotovoltaici al silicio policristallino – Potenza totale pannelli : 2,2 W- Batteria: 1x 3600 mAh – Ioni di Litio- Tempo di ricarica delle batterie: 8-12 h di esposizione al sole- Temperatura di funzionamento: 0 ~ +35 °C- Led indicatore di carica- Interruttore on/off

Come browser per i miei palmari ho provato varie soluzioni:

 

 

  • PiePlus 1.31
  • Netfront v. 3.2
  • Opera Mobile

tutti e tre a mio giudizio molto validi e supportati dalla funzione di rendering, ma naturalmente quello che fa la differenza di un prodotto è la destinazione d’uso. 

Il primo, PiePlus dalla versione 1.2 alla 1.31, si è dimostrato molto efficace e veloce ed è stato il mio browser di default per molto tempo poi, a seguito dell’attivazione di un conto Online, mi sono accorto che non supportava pienamente la gestione di frame. Pertanto, come accennavo prima, quello che fa la differenza di un palmare è certamente l’uso a cui è destinato, ad esempio un palmare con lettore di codici a barre è certamente un valido prodotto ma se non ci posso fare trading….. che faccio? ordino i prodotti in frigo per scadenza?

Il passo successivo è stato passare a NetFront. Il browers è “robusto”, supporta Java, crittografia e quant’altro.

Poi, usando  opera desktop su piattaforma linux, mi sono accorto delle sue potenzialità e dell’efficienza della navigazione a finestre (allora ancora una utopia per IE 6 e precedenti) e subito ho installato la versione di prova per  pocket-pc.

Ho subito apprezzato la qualità grafica superiore che armonizzava la risoluzione delle pagine con la grandezza dei caratteri, sopperendo a quello fastidiose imperfezioni notate con NetFront grazie al motore di rendering basato sulla stesso motore della versione Desktop. Il supporto Java è completo ed efficace ed è apprezzabile anche la scrittocrafia ssd a 128 bit.